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PROFILO
ANDREA RICCI NASCE A MONTEVARCHI (AR) IL 27 SETTEMBRE 1981. LA PASSIONE PER I MOTORI E' PRESENTE IN LUI FINO DALLA PIU' TENERA ETA', TRASMESSA SIA DAL PADRE, PILOTA PROFESSIONISTA NEL CAMPO DEL MOTO-CROSS, E DAL NONNO MATERNO, TITOLARE DELLA CONCESSIONARIA MOTO GUZZI PER IL VALDARNO.
TUTTO SEMBRA FAR SPERARE IN UN FUTURO SULLE DUE RUOTE, MA IL GIOVANE ANDREA COLTIVA LA PASSIONE PER LE QUATTRO RUOTE, AFFASCINATO DAL QUEL MONDO SPETTACOLARE CHE E' L'AUTOMOBILISMO.
ALL'INTERNO DI ESSO, HA UNA PREDISPOSIZIONE PER LA PISTA, PER L'"ASFALTO", ED PROPRIO QUESTO CHE LO PORTA A PASSARE ORE ED ORE A VEDERE IN TV LE F1 DI ALBORETO E DI PROST.
INVECE DELLA BICICLETTA SI FA REGALARE UN PICCOLO "CARRETTINO" CON CUI LANCIANDOSI PER LE DISCESE IMPARA I PRIMI CONTROSTERZI.
IL KART LO CONOSCE A L'ETA' DI 8 ANNI, QUANDO IN VACANZA IN VERSILIA PARTECIPA AD UNA GARA TRA KART A NOLEGGIO PRESSO UN PICCOLO AUTODROMO DI VIAREGGIO. IL KART RIMANE IL SUO PIU' GRANDE AMORE, E COME I GRANDI AMORI, SI SA, NON E' BELLO SE NON E' LITIGARELLO!! INFATTI LE SUE APPARIZIONI RIMANGONO SALTUARIE E LEGATE AL SOLO PERIODO ESTIVO, DATE DAL FATTO CHE LA SPINTA DEL PADRE E' SICURAMENTE VERSO IL MONDO DELLE DUE RUOTE.
E' SOLO CON LA MAGGIORE ETA' CHE ANDREA TORNA A TEMPO FISSO SULL'AMATO MEZZO, IN PRIMIS UNA PARENTESI CON UN VECCHIO 125cc COMPRATO DI SECONDA MANO, POI CON IL 100cc.
LE COSE NON SI METTONO BENE ALL'INIZIO, ANDREA NON RIESCE MAI A TROVARE IL GIUSTO FEELING CON IL PROPRIO MEZZO, FINCHE' LA MUSICA CAMBIA CON IL CRESCERE IN ESPERIENZA SIA DEL PILOTA CHE DEL PADRE, SENZA DIMENTICARE L'APPORTO DEL TEAM CV RACING, CON ANDREA SIN DALL'INIZIO DEL 2003.
GRAZIE A QUESTA ACCOPPIATA I RISULTATI COMINCIANO AD ARRIVARE...
Resoconto Stagione 2004:
Andrea Ricci:
"La stagione 2004 è stata caratterizzata da un alternanza di alti e bassi, e purtroppo da qualche incidente di troppo, specialmente nella prima fase.
Il primo appuntamento ci vedeva di scena alla Pista Internazionale Siena, venivamo da un finale di stagione 2003 positivo, quindi le premesse erano buone, telaisticamente e motoristicamente eravamo un po’ indietro ma a ben pensare non poi così troppo, la gara invece andò male, problemi con il motore che non riuscivamo a capire. Arrancammo per tutto il weekend, finendo addirittura settimo, per poi scoprire il problema pochi giorni dopo.
Le tre gare seguenti sarebbero state a Siena, poi un cittadino ad Arezzo e poi di nuovo a Siena.
La prima delle tre fu sotto diluvio. Non avevo esperienza con il bagnato, quindi ero un po’ perplesso, invece le qualifiche andarono abbastanza bene, fu la gara che fu un disastro, prima commisi un errore in prefinale al tornante 3, girandomi e facendo spegnere il motore, poi, partito nelle retrovie in finale, fui coinvolto in un incidente a tre, con una buona dose di responsabilità.
Ad Arezzo arrivammo ancora più perplessi, dato dal fatto che mai avevo disputato gare cittadine.
- I cittadini sono gare particolari, corri sfiorando balle di fieno, con gente a meno di un paio di metri, proprio non capisco come si possano far disputare certe gare - Al contrario di ciò che pensava mio padre; mi ripeteva sempre, che il mio stile di guida “da parigino” mal si addiceva a gare cittadine che richiedono una guida non proprio pulita e una buona dose di coraggio, fu la gara che mi regalò il primo podio stagionale. Feci registrare il terzo tempo nelle qualifiche, in prefinale scivolai indietro a causa di un contatto iniziale, la finale mi vide in netto recupero, per poi concludere al secondo posto. Fu una bella soddisfazione, considerato l’avvio non felice, ed avevo insita in me la speranza che la stagione avrebbe così preso la giusta piega. Mi sbagliavo.
Intanto dopo Arezzo eravamo di nuovo di scena a Castelnuovo Berardenga, l’ultima gara su pista prima del lungo stop, fatto solo da gare cittadine, fino a settembre. Fiducioso dai tempi nelle libere passai di nuovo con i piedi per terra con il quinto tempo nelle ufficiali, a cui corrispose un onesto quinto posto in prefinale. Mi apprestavo ad effettuare la finale in compagnia di un fortissimo dolore al braccio sinistro, ereditato dall’anno precedente. In finale non ricordo neanche bene cosa successe, mi ricordo solo che mi fermai solo dopo cinque giri. Dopo la gara le preoccupazioni erano solo rivolte al braccio che mi provocava molto dolore, avevo l’impressione quasi che mi si staccasse! Nella settimana seguente effettuati gli esami del caso, e visitato dai vari specialisti, mi venne riscontrata oltre che ad una borsite, una lesione miotendinea. Necessitavo di uno stop, di cui non sapevo neanche la durata. La conobbi via via, che mi porto a stare fermo circa un mese e mezzo, facendomi saltare rispettivamente i circuiti di Prato, Monte San Savino e Lucca.
Rientrai per la gara di Subbiano dell’undici luglio.
Quando corri d’estate, il nemico numero uno è il caldo, bisogna bere moltissimo, per non avere il rischio di disidratarsi durante la gara. Subbiano era un circuito a mio giudizio improponibile, dato sia dal fatto di correre in una zona industriale con cancellate e ringhiere subito accanto al tracciato, sia dal percorso stesso: troppo veloce e con punti strettissimi, dove passava un solo kart!
Al quinto tempo di qualifica corrispose una guida accorta in prefinale che mi porto sempre al quinto posto in finale. L’epilogo della gara fu tremendo, ebbi una collisione con una balla di fieno, cappottai e come se non bastasse riportai delle ustioni alla mano sinistra, dovuto dal contatto con il freno posteriore. Altro infortunio e altro lungo stop, fino a settembre.
Il 19/9/2004 tornammo a correre alla Pista Internazionale Siena. Fu sicuramente la gara più bella della stagione. – buffo è pensare che venivo da un allenamento fatto di vita in spiaggia e notti brave!! -.
Sin dalle libere del sabato avevo visto che le cose andavano bene, riuscivo a guidare il kart in perfetta sintonia con tutto, dal telaio, al motore, a me stesso; tutto era al 100%, volavo.
Domenica mattina, prove ufficiali. Esco fuori consapevole di dover dar tutto, di dover tirare fuori un gran tempo, così fecì, e rientrando ai box vidi mio padre, che sorridendo, mi faceva segno di I°, gran soddisfazione fu così festeggiare la mia prima Pole Position.
Mi aspettava ora la gara, la prefinale innanzitutto.
Ero consapevole che se fossi riuscito a passare indenne la prima curva, avevo il passo per poter fare da “lepre”, ed andare via. Così fu, passato la prima staccata in fondo al rettilineo, tenni sempre giù, senza mai preoccuparmi di vedere dietro se gli altri mi potevano impensierire, fino all’ultimo giro, quando, pregustando la prima posizione in finale, ruppi la catena, e fine del discorso.
Feci la finale con una tale determinazione condita da una buona dose di rabbia, che rimontai dal fondo fino al terzo posto, facendo segnare anche il giro più veloce in gara. Se avessi vinto avrei fatto quello che gli inglesi chiamano head trick: pole, vittoria e giro più veloce; peccato.
Mi rimaneva la convinzione, che da qui in avanti avrei potuto lottare per la vittoria.
Con questa ultima gara, si concludeva il Campionato Toscano, che con solo due podi e un punticino raccolto a Subbiano, mi vide chiudere in settima posizione, ma questo conta poco.
Adesso mi aspettava il III Torneo Invernale, posto su due gare in Novembre, sempre presso la Pista Internazionale Siena.
Per il torneo arrivò anche il telaio nuovo, grazie ai miei sponsor. Fu un errore madornale.
“Non è sempre detto che ciò che è più nuovo vada meglio specialmente se non viene sviluppato e messo apposto a sufficienza.”
La prima gara mi vide lottare sempre per le posizioni di rincalzo, colpa della mia testardaggine nel voler impiegare il nuovo telaio, quando ancora non era pronto. Conclusi quarto in finale, lottando con il coltello tra i denti.
Settimana seguente e precisamente il 21 novembre, ci sarebbe stata la seconda ed ultima gara.
La mia testardaggine continuò ad avere il sopravvento sulla ragione, volevo continuare ad utilizzare la scocca 2004, mentre mio padre cercava disperatamente di farmi cambiare idea e abdicare per il telaio 2003. In parte ebbi ragione io.
In qualifica segnai il terzo tempo assoluto, ma sbagliai la partenza facendomi passare subito e perdendo una posizione. In finale combattei come un ossesso, ma colpa di una pressione di gonfiaggio sbagliata, persi un’altra posizione finendo quinto, così addio ipotesi di finire sul podio nella classifica generale del torneo, quarto. Rimane solo la magra consolazione di aver effettuato il giro più veloce in gara.
Si conclude la stagione agonistica 2004, ma non prima di aver effettuato la bellissima esperienza di correre una 24ore Endurance per la Scuderia Project Pro Racing – Ferrari Daytona.
La 24 ore è un evento bellissimo specialmente quando è per beneficenza (Telethon) e soprattutto quando ti confronti con piloti di F1, Mondiale Rally, CIVM.
Sicuramente i momenti più emozionanti sono stati esser stato in scia di piloti del calibro di Giammaria Bruni, pilota Minardi F1 Team 2004, Ravaglia, Chili, Navarra, Pierluigi Martini, Alessandro Piccini, di piloti che corrono nel DTM tedesco, e correre anche in un vero Autodromo, quale è quello di Misano Adriatico, bellissimo.
La gara: facemmo registrare il terzo tempo assoluto grazie a Simone Faggioli, in gara colpa qualche stop and go di troppo, di errori dati dall’inesperienza nell’affrontare certi tipi di gare, finimmo decimi, un risultato comunque buono visto i trentacinque equipaggi al via, e sicuramente esaltato dal fatto di esser arrivati davanti alla Minardi F1 Team.
Ringrazio comunque la squadra che mi ha permesso di fare questa bellissima esperienza."